A Marco: from the churches to the jails.

Ti ho amato ed odiato come la tua passione, la tua forza, la tua tenacia esigeva. E come non ero affatto pronto a questo vuoto e a queste lacrime inattese, così ho solo grazie, oggi, per Te.
Grazie per ogni parola; per le grida e per gli scandali; per la ferocia del pensiero, e la delicatezza delle tue mani. Grazie per “le contraddizioni sono importanti”. Grazie di aver preteso che interrogassi continuamente la mia coscienza, e per averne richiamato continuamente il primato.
E grazie per avermi mostrato la solitudine e la vertigine della libertà.

Grazie di essere stato speranza, di essere stato leader nell’unico modo in cui si può esserlo: essendo modello e vero militante di partito. Grazie di non aver voluto mai svilire questa meravigliosa parola. E di avermi insegnato che la Politica può essere poesia ed emozione. Anzi: che solo la Politica che commuove è l’unica per cui vale la pena -davvero- lottare. Grazie per i tuoi occhi che, appunto, sapevano piangere. L’unico politico sulla terra a poterseli permettere, quegli occhi grandi e verdi da bambino.

Adesso, mi piace dedicarti questa canzone. Fra immensi potete capirvi. Credo che ti piacerebbe molto. Parla di carceri e di chiese. Luoghi che hai frequentato sempre sempre sempre in tutta la tua vita, o loro, non si è mai ben capito, hanno meglio frequentato te.

From the churches to the jails.

Grazie ancora, Marco.
Grazie sempre per tutta questa bellezza.

Gli occhi dell’Amalassunta.

Amedea Corazza - Madre di Osvaldo Licini

Amedea Corazza – Madre di Osvaldo Licini

Lei è Amedea, la madre di Osvaldo Licini. L’artista lo ha dipinto nel 1923, quando aveva 29 anni. Nella casa di famiglia, a Monte Vidon Corrado, dove è allestita in questo periodo la mostra sui ritratti di famiglia, ce n’è un altro di lei particolarmente delicato, con tratti aristocratici. Entrambi hanno questo sorriso pensoso, tenero e dolcissimo su queste labbra piccole e sottili; queste forme allungate anche delle mani esili. Tutti tratti che dovevano essere, più o meno, gli stessi di Osvaldo, insieme all’ovale del viso. Poi questi occhi grandi. Grandi come la sue Amalassunte.
Ho immaginato che lui deve averla amata molto.

Canto di bellezza

Sulle tue spalle, rocce di granito dure e superbe
cascate di luce, ruscella l’onda dei miei capelli.

Sulle tue spalle, muro di cinta di un mirifico castello
danzano, come rami del salice, le ciocche dei miei capelli.

Le tue spalle, torri di ferro,
le tue spalle, fulgenti di sangue e di vita,
hanno il colore di un braciere di rame.

Nel silenzio, nel tempio del desiderio,
addormentata vicino a te,
i segni dei miei baci sulle tue spalle,
come morsi ardenti di serpenti.

Le tue spalle, nella rifrazione del sole
sotto le gocce chiare e tiepide di sudore
sfavillano come cime di montagne.

Le tue spalle, Mecca dei miei sguardi appassionati,
le tue spalle, sigillo di preghiera…

— Forough Farrokhzad

Forough Farrokhzad, poetessa iraniana.

Forough Farrokhzad, poetessa iraniana.

 

 

Canzone per Alda Merini

Stamattina Facebook mi ricorda questa trascrizione che devo aver fatto proprio il 3 Maggio 2012 – non so bene da cosa – dove, invento con una certa sicurezza – lo stesso Vecchioni racconta la generazione e il significato di questa canzone.
Se qualche lettore dovesse riconoscere di aver ascoltato in qualche luogo queste parole sarei grato se lo dicesse:-)

La canzone per Alda che alla fine degli anni novanta viene perché non ne potevo più… Un giorno le ho chiesto: ma tu sei felice?… che cosa sarà la felicità per i poeti… e lei mi rispose in un modo secondo me bellissimo… basta niente per essere felici: basta vivere come le cose che dici e dividerti in tutte le cose che hai per non perderle mai… è il massimo quello che hai detto, è vero, la felicità secondo me è questo… e allora le ho detto: guarda Alda io parto da qui, ti faccio una canzone che sarà la tua, permetti anche mia perché ti amo, però questi quattro versi me li devi lasciare, perché sono il centro di tutto quello che sei tu.
E infatti la canzone è quello che è lei adesso: il dramma di Gerico, il problema del tornare non al cielo ma all’inferno,inizia la canzone inizia con una realtà pazzesca, cioè questo manicomio dove le legavano i polsi, addirittura… non poteva scrivere, anche perché, se l’avesse voluto, con i polsi legati, quindi non poteva farlo. E poi elettroshock e tutto il resto…una specie di viaggio verso la… di se stessa che passa attraverso un sacco di gironi infernali: le figlie che non vengono, le perde, che se ne vanno da tutte le parti del mondo.
E a questo punto c’è la domanda: ma con tutto quello che hai passato, come fai ad essere felice? Perché io non ho mai perso niente… le cose… non ho mai diviso la mia vita da quello che ho scritto, non ho mai diviso la mia vita da quello che ho pensato e mi sono divisa in tutte le persone che ho amato e me le sono tenuta…
E mi sono detto: questa è la risposta che è un grandissimo, grandissimo… mi ha dato questo input per farlo. E poi metterci una melodia su una canzone così è stato facilissimo perché è proprio il crescendo di una donna che vuole gridare a tutti: io sono libera. E infatti la canzone finisce gridando: sono libere le mie mani, libera la mia bocca, è libero il mio cuore, libero il sesso, è libero tutto dentro di me. E tutto questo per dire: la vita è libertà, nonostante tutto quello che ho passato. E questa è la canzone raccontata, si può anche raccontare una canzone!

Purple rain

Eccolo. Prima la traccia da scaricare. Poi il video ufficiale, che non poteva mancare.
Ed è incredibile. Perché suona come una canzone di Bruce: per la band, per la sua voce sporca e profonda. Per le dita veloci e nodose di Nils. Per il suo assolo piratesco; per Bruce che lo incita mentre accarezza altre corde con il plettro.
Così non riesco a smettere di ascoltarla.
Stamattina mi chiedevo come potessi spiegare la Bellezza a una persona che amo. Bellezza. Ed eccola qua. Quella che mi è stata donata, con gli occhi che mi sono stati donati, e quelli che ho donato. Occhi per guardare e pelle per sentire. Emozioni per vivere.
Questa è bellezza, un respiro profondo.
Ascoltatela. E godetevi quella mancanza improvvisa, negli ultimi arpeggi. Perché succede così per la canzoni eterne: che quando finiscono, ti hanno già scavato dentro un vuoto di malinconia e di assenza. Di profonda Bellezza. In appena in 6 minuti.
E tu te ne accorgi solo quando sei arrivato alle ultime note. E vale poco che si possa fare “riavvolgi”.
Manchi Bruce, manchi tanto.

Non è solo rock’n’roll. Non lo è mai stato

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Bruce e Clarence.

E una volta l’aveva anche detto: “non è solo rock and roll”. Che aggiunge, non toglie nulla alla sua decisione di questi giorni. Già perché è proprio questo il punto: non è mai stato solo musica, solo spettacolo, solo un concerto. E’ stata sempre passione, relazioni, cuore, e -spesso- anche politica, nel senso più alto e migliore del termine. Ed è così che Bruce motiva, anche questa volta, la sua scelta tendendola fine alle estreme conseguenze.

Si dice che abbia perso un po’ di smalto artistico (eccetto poche cose, io adoro la sua ultima produzione, secondo me coraggiosa e inspiratissima) ma quello che sicuramente è rimasto (bello, vivo, vero) è l’uomo. coerente, lineare.
Con la possibilità di guardare in faccia la sua storia senza nessuna sbavatura: così è capace di essere grande e fanciullo, capace di emozionarsi solo come -senza sembrare blasfemo nel paragone- persone della politica Radicale sanno fare.
Bruce baciava in bocca Clarence (il suo amico grande e nero) nei concerti dell’80 (dando a questo gesto una serie infinita di significati); metteva coppie omosessuali nel video della sua più bella (fino ad allora) canzone d’amore; parlava dell’abuso di armi e dell’abuso della forza spropositata della polizia beccandosi gli insulti dei suoi concittadini (non che adesso, annullando un concerto, non ne ottenga); cantava dell’essere neri e poveri, dell’essere migranti e poveri: come lui stesso dice, ha misurato palmo a palmo la distanza fra la realtà e il sogno americano.
Bruce è un uomo che, nelle comunicazioni ufficiali, non ha nessun imbarazzo a utilizzare termini come “fratelli” e “sorelle”; e nel film che racconta la sua vita, di scambiare un braccialetto come segno di ‘brotherhood’ con una fan, come per farlo con ognuno.

Tutto quello che c’era da dire sulla questione, l’ha scritta Lorenza.
Io sono fiero di lui. Della sua coerenza. Della sua capacità di stupire e stupirmi ogni volta. Del suo restare piccolo (e spesso teneramente bambino) anche se è un gigante. Alla sua età può ormai permettere di prendere posizione, di dire la sua e -giustamente- di parlare ai suoi concittadini e al mondo.
Lo ha sempre fatto: con una chitarra in mano e la sua band. Adesso decide di farlo in modo diverso e (forse) più efficace. i suoi fan avranno capito: sanno che questa è solo l’ultimo atto -e non l’ultimo- della sua grandezza.

Sensazione

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I miei pensieri sono qualcosa che la mia anima teme.
Fremo per la mia allegria.
A volte mi sento invadere da
una vaga, fredda, triste, implacabile
quasi-concupiscente spiritualità.

Mi fa tutt’uno con l’erba.
La mia vita sottrae colore a tutti i fiori.
La brezza che sembra restia a passare scrolla dalle mie ore rossi petali
e il mio cuore arde senza pioggia.

Poi Dio diventa un mio vizio
e i divini sentimenti un abbraccio
che annega i miei sensi nel suo vino
e non lascia contorni nei miei modi
di vedere Dio fiorire, crescere e splendere.

I miei pensieri e sentimenti si confondono e formano
una vaga e tiepida anima-unità.
Come il mare che prevede una tempesta,
un pigro dolore e un’ inquietudine fanno di me
il mormorio di un incalzante stormo.

I miei inariditi pensieri si mescolano e occupano
le loro interpresenze, e usurpano
gli uni il posto degli altri. Non distinguo
nulla in me tranne l’impossibile
amalgama delle molte cose che sono.

Sono un bevitore dei miei pensieri
L’essenza dei miei sentimenti inonda la mia anima.
La mia volontà vi si impregna.
Poi la vita ferma un sogno e fa sfiorire
la bellezza nel dolore dei miei versi.

— Fernando Pessoa