Etichettato: storia

Schegge d’Amore.

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#1- Gli occhi di Marina Abramović e Ulay. Al loro incontro.
Qui: https://www.youtube.com/watch?v=OS0Tg0IjCp4

#2- La scena de Il Bosforo di Almásy, da Il paziente Inglese. Qui: https://www.youtube.com/watch?v=O6Wfy3F38CM&t=2s
“Ma non eravamo contrari alla proprietà?”

#3- Eugenio Montale, in Ho sceso dandoti il braccio.
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
E ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
Le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
Non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
Le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.

#4- La canzone Varsavia, di Pierangelo Bertoli
Qui: https://www.youtube.com/watch?v=i-76tmXCSv8
Sopratutto il verso:
“Come posso tesoro tenerti sul cuore
se stanotte a Varsavia si muore”

#5- Il film The Danish Girl. Un racconto meraviglioso e doloroso; uno dei film più intensi, emozionanti, veri che abbia mai visto.
Sopratutto in questa scena: https://www.youtube.com/watch?v=srd7r79IaXo
Gerda: “Voglio mio marito. Riportalo a me.”
Lili: “Non posso”

#6- Le foto di Daniela, la sorella di Pigi.
E’ un personaggio di un racconto di una mia amica, inedito. Daniela è totalmente assente dalla vita famigliare; guarda le beghe dei membri, con grande distrazione e distacco, sempre dietro quel maledetto smartphone. Finché un giorno, è lei stessa che presenta ai suoi famigliari un album di foto, scattate con il suo cellulare: della loro vita familiare, delle loro liti, delle loro rare carezze.

#7- Da Cime Tempestose, di Emily Bronte, questo passo:
“Il mio amore per Heathcliff somiglia alle rocce eterne che stanno sotto quegli alberi: una fonte di piacere ben poco visibile, ma necessaria. Nelly, io sono Heathcliff! Lui è sempre sempre, sempre nella mia mente: non come una gioia, non più di quanto io lo sia per me stessa, ma come il mio stesso essere. Quindi non parlare più di separazione: non è possibile.”

#8- Erich Fried, in E’ quel che è.
È assurdo
dice la ragione
È quel che è
dice l’amore
È infelicità
dice il calcolo
Non è altro che dolore
dice la paura
È vano
dice il giudizio
È quel che è
dice l’amore
È ridicolo
dice l’orgoglio
È avventato
dice la prudenza
È impossibile
dice l’esperienza
È quel che è
dice l’amore

#9- John Fante, in Chiedi alla polvere.
“Forse le cose stanno esattamente così: quelli che vale la pena di amare veramente sono quelli che ti rendono estraneo a te stesso. Quelli che riescono a estirparti dal tuo habitat e dal tuo viaggio e ti trapiantano in un altro ecosistema, riuscendo a tenerti in vita in quella giungla che non conosci e dove certamente moriresti se non fosse che loro sono lì e ti insegnano i passi, i gesti e le parole: e tu, contro ogni previsione, sei in grado di ripeterli.”

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Non è solo rock’n’roll. Non lo è mai stato

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Bruce e Clarence.

E una volta l’aveva anche detto: “non è solo rock and roll”. Che aggiunge, non toglie nulla alla sua decisione di questi giorni. Già perché è proprio questo il punto: non è mai stato solo musica, solo spettacolo, solo un concerto. E’ stata sempre passione, relazioni, cuore, e -spesso- anche politica, nel senso più alto e migliore del termine. Ed è così che Bruce motiva, anche questa volta, la sua scelta tendendola fine alle estreme conseguenze.

Si dice che abbia perso un po’ di smalto artistico (eccetto poche cose, io adoro la sua ultima produzione, secondo me coraggiosa e inspiratissima) ma quello che sicuramente è rimasto (bello, vivo, vero) è l’uomo. coerente, lineare.
Con la possibilità di guardare in faccia la sua storia senza nessuna sbavatura: così è capace di essere grande e fanciullo, capace di emozionarsi solo come -senza sembrare blasfemo nel paragone- persone della politica Radicale sanno fare.
Bruce baciava in bocca Clarence (il suo amico grande e nero) nei concerti dell’80 (dando a questo gesto una serie infinita di significati); metteva coppie omosessuali nel video della sua più bella (fino ad allora) canzone d’amore; parlava dell’abuso di armi e dell’abuso della forza spropositata della polizia beccandosi gli insulti dei suoi concittadini (non che adesso, annullando un concerto, non ne ottenga); cantava dell’essere neri e poveri, dell’essere migranti e poveri: come lui stesso dice, ha misurato palmo a palmo la distanza fra la realtà e il sogno americano.
Bruce è un uomo che, nelle comunicazioni ufficiali, non ha nessun imbarazzo a utilizzare termini come “fratelli” e “sorelle”; e nel film che racconta la sua vita, di scambiare un braccialetto come segno di ‘brotherhood’ con una fan, come per farlo con ognuno.

Tutto quello che c’era da dire sulla questione, l’ha scritta Lorenza.
Io sono fiero di lui. Della sua coerenza. Della sua capacità di stupire e stupirmi ogni volta. Del suo restare piccolo (e spesso teneramente bambino) anche se è un gigante. Alla sua età può ormai permettere di prendere posizione, di dire la sua e -giustamente- di parlare ai suoi concittadini e al mondo.
Lo ha sempre fatto: con una chitarra in mano e la sua band. Adesso decide di farlo in modo diverso e (forse) più efficace. i suoi fan avranno capito: sanno che questa è solo l’ultimo atto -e non l’ultimo- della sua grandezza.

Le candele

Stanno i giorni futuri innanzi a noi
come una fila di candele accese,
dorate, calde e vivide.

Restano indietro i giorni del passato,
penosa riga di candele spente:
le più vicine danno fumo ancora,
fredde, disfatte, e storte.

Non le voglio vedere: m’accora il loro aspetto,
la memoria m’accora del loro antico lume.
E guardo avanti le candele accese.

Non mi voglio voltare, ch’io non scorga, in un brivido,
come s’allunga presto la tenebrosa riga,
come crescono presto le mie candele spente.

— Costantinos Kavafis