Etichettato: fabrizio de andrè

Anche, gli ultimi. Ma sopratutto i colpevoli.

No, non solo gli ultimi. Anche gli ultimi.
Faber cantava gli schifati, i rifiutati. 
Quelli colpiti da una damnatio memoriae che dovrebbe silenziare la nostra parte nera. E ovviamente non ci riesce mai.
Cantava quelli colpiti dal disgusto e dal disprezzo sociale. Dallo stigma di una società perbenista che li vorrebbe maledetti, silenziati, allontanati, morti -addirittura-: i carcerati, le puttane, i rom, gli omicidi, i pazzi, i traditori.
E i colpevoli. Colpevoli di essere -spesso fieramente, con la dignità che Faber riusciva a riconoscer loro- quello che sono.

«C’è ben poco merito nella virtù e ben poca colpa nell’errore.»

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Anime salve. Anime uniche

Ogni volta che mi sento come mi sento in questi giorni, penso a questa canzone. Devo a Laura di avermela fatta conoscere.
Anime Salve.
Chi conosce Faber meglio di me, sapranno che il brano parla di anime solitarie, nella precisa accezione etimologica dei termini. Io ho deciso che no. Anime Salve parla del concetto di salvezza, ma in chiave del tutto laica: lasciare la vita, stare per farlo, abbandonandosi all’idea di aver fatto tutto il possibile. Aver salutato chi si doveva, come si doveva. Aver detto “Ti voglio bene” alle persone ai cui lo vogliamo; aver speso la nostra vita nel fare cioè che si sentiva di dover fare, senza sprecare tempo. O farlo minimante. Aver fatto la propria vita, aver ricercato la propria strada.
Non quella che gli altri ci mettono addosso.

Forse solitudine e salvezza significano la stessa cosa, a ben guardare. La propria salvezza passa attraverso la propria solitudine: di concepire la propria unicità, in cui siamo soli. E perseguirla. Al massimo, dal nostro prossimo, possiamo chiedere compagnia. Compagnia nel viaggio della vita, compagnia viva e calda – ma non inopportuna – nei parole, nei gesti. Nelle emozioni.

E, infine, la disperata speranza che quella bella compagnia, che il restare nel cuore degli altri anche dopo la nostra morte, è tutto ciò che possiamo per rimanere.

Ci manchi, Faber

Oggi, 13 anni fa, moriva Fabrizio De Andrè. Sono sicuro che quello che ci ha regalato non è, ancora adesso, completamente comprensibile, nè compreso. Quel che è certo è che, almeno a me, manca. Manca moltissimo.

Mi chiedo, seriamente, se avrebbe deriso più i costumi facili di Berlusconi o i moralisti scandalizzati dell’ultima ora…