Se questa è vita

Danila scrive cose che spesso non condivido. Ma quando accarezza le corde del cuore, anche in temi difficili come questo, lo fa con una delicatezza, e insieme una forza, che riconosco esserle completamente proprie. Grazie di ogni singola parola, di ogni carezza. Di ogni pensiero, D.

[…]
Due mesi dopo, una mattina, il marito trovò Laura morta nel letto. Non respirava più. Era ancora rosea, esattamente come quando stava bene ed aveva, sul viso, un sorriso accennato.

Nei giorni seguenti, il corpo di Laura fu vegliato per due notti nella sua camera da letto. Eccetto per un leggero gonfiore, il suo viso rimase bello fin quando la deposero dentro la bara di mogano.
Paolo non partecipò al rito. Non perché avesse timore di sguardi, voci, mezza parole che si sarebbero certamente levate per la sua presenza, semplicemente perché – ne era convinto – Laura non era lì, in quel corpo morto. Detestava, anzi, l’esposizione della salma, la glorificazione inutile di quella carne che sarebbe presto marcita.
Laura non era lì; e non ne aveva alcun dubbio. Non era nel freddo della fronte, o nell’immobilità del petto; o nel grigio terreo di quella pelle, che invece aveva crepitato sotto le sue mani; o in quegli occhi orrendamente serrati che si erano accesi ogni volta che aveva accolto le sue parole.
Laura non era lì. La portava dentro; era stata, e avrebbe continuato ad essere una parte della sua vita. Un frammento di carne, ma di carne pulsante: come una gamba, un braccio, un occhio. Come le parole che le aveva insegnato, e che le affioravano continuamente alle labbra; come la capacità di meravigliarsi, o quella – che aveva acquisito lei nel corso degli anni – di perdonare e silenziare i propri tumulti.
Laura continuava a vivere nella sua mente, come nel gesto di scansarsi i capelli davanti gli occhi; o quello di roteare, mentre mescolava, il cucchiaino nella tazza di caffè; o quello di toccare il display del cellulare con il polpastrello dell’indice. Brandelli di Laura che si erano infilati sotto le unghie, nelle pieghe del cuore, nelle parole della mente, che non lo avrebbero mai abbandonato.
E nel dolore della perdita, nella vertigine di un nuovo inizio, questo non solo era la più efficace consolazione, ma era la certezza che avrebbe potuto continuare a viverla, e ad averla addosso, senza poter perderla mai.

Sorgente: Se questa è vita

L’Amore non finisce mai, Rob. Ciò che fa male, almeno a me, é parlarne al passato, come qualcosa che “fu” e mai più sará. Ma perché dovrei parlarne al passato se io amo mia mamma anche in questo momento, anche se sono 11 anni che non la vedo e non mi abbraccia fisicamente?

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