A Marco: from the churches to the jails.

Ti ho amato ed odiato come la tua passione, la tua forza, la tua tenacia esigeva. E come non ero affatto pronto a questo vuoto e a queste lacrime inattese, così ho solo grazie, oggi, per Te.
Grazie per ogni parola; per le grida e per gli scandali; per la ferocia del pensiero, e la delicatezza delle tue mani. Grazie per “le contraddizioni sono importanti”. Grazie di aver preteso che interrogassi continuamente la mia coscienza, e per averne richiamato continuamente il primato.
E grazie per avermi mostrato la solitudine e la vertigine della libertà.

Grazie di essere stato speranza, di essere stato leader nell’unico modo in cui si può esserlo: essendo modello e vero militante di partito. Grazie di non aver voluto mai svilire questa meravigliosa parola. E di avermi insegnato che la Politica può essere poesia ed emozione. Anzi: che solo la Politica che commuove è l’unica per cui vale la pena -davvero- lottare. Grazie per i tuoi occhi che, appunto, sapevano piangere. L’unico politico sulla terra a poterseli permettere, quegli occhi grandi e verdi da bambino.

Adesso, mi piace dedicarti questa canzone. Fra immensi potete capirvi. Credo che ti piacerebbe molto. Parla di carceri e di chiese. Luoghi che hai frequentato sempre sempre sempre in tutta la tua vita, o loro, non si è mai ben capito, hanno meglio frequentato te.

From the churches to the jails.

Grazie ancora, Marco.
Grazie sempre per tutta questa bellezza.

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