Non è solo rock’n’roll. Non lo è mai stato

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Bruce e Clarence.

E una volta l’aveva anche detto: “non è solo rock and roll”. Che aggiunge, non toglie nulla alla sua decisione di questi giorni. Già perché è proprio questo il punto: non è mai stato solo musica, solo spettacolo, solo un concerto. E’ stata sempre passione, relazioni, cuore, e -spesso- anche politica, nel senso più alto e migliore del termine. Ed è così che Bruce motiva, anche questa volta, la sua scelta tendendola fine alle estreme conseguenze.

Si dice che abbia perso un po’ di smalto artistico (eccetto poche cose, io adoro la sua ultima produzione, secondo me coraggiosa e inspiratissima) ma quello che sicuramente è rimasto (bello, vivo, vero) è l’uomo. coerente, lineare.
Con la possibilità di guardare in faccia la sua storia senza nessuna sbavatura: così è capace di essere grande e fanciullo, capace di emozionarsi solo come -senza sembrare blasfemo nel paragone- persone della politica Radicale sanno fare.
Bruce baciava in bocca Clarence (il suo amico grande e nero) nei concerti dell’80 (dando a questo gesto una serie infinita di significati); metteva coppie omosessuali nel video della sua più bella (fino ad allora) canzone d’amore; parlava dell’abuso di armi e dell’abuso della forza spropositata della polizia beccandosi gli insulti dei suoi concittadini (non che adesso, annullando un concerto, non ne ottenga); cantava dell’essere neri e poveri, dell’essere migranti e poveri: come lui stesso dice, ha misurato palmo a palmo la distanza fra la realtà e il sogno americano.
Bruce è un uomo che, nelle comunicazioni ufficiali, non ha nessun imbarazzo a utilizzare termini come “fratelli” e “sorelle”; e nel film che racconta la sua vita, di scambiare un braccialetto come segno di ‘brotherhood’ con una fan, come per farlo con ognuno.

Tutto quello che c’era da dire sulla questione, l’ha scritta Lorenza.
Io sono fiero di lui. Della sua coerenza. Della sua capacità di stupire e stupirmi ogni volta. Del suo restare piccolo (e spesso teneramente bambino) anche se è un gigante. Alla sua età può ormai permettere di prendere posizione, di dire la sua e -giustamente- di parlare ai suoi concittadini e al mondo.
Lo ha sempre fatto: con una chitarra in mano e la sua band. Adesso decide di farlo in modo diverso e (forse) più efficace. i suoi fan avranno capito: sanno che questa è solo l’ultimo atto -e non l’ultimo- della sua grandezza.

  1. wwayne

    Io ho visto soltanto 3 concerti in tutta la mia vita, tutti e 3 di Franco Battiato. Gli piace farli in mezzo ai prati, e questo talvolta causa degli inconvenienti non da poco.
    Ad esempio, al primo dei 3 concerti aveva piovuto a dirotto dalla mattina fino a un’ ora prima dell’ inizio, e quindi per raggiungere il mio posto a sedere dovetti avanzare nel fango che mi arrivava fino alle caviglie.
    Tuttavia, fare i concerti in un contesto agreste ha anche dei lati positivi: ad esempio, al secondo e al terzo concerto eravamo in piena Primavera, e quindi l’ aria era carica di tutti gli odori naturali della terra, sembrava di essere nel giardino dell’ Eden.
    Al primo concerto Battiato fece un’ entrata in scena spettacolare: arrivò in macchina, fece fermare l’ autista a poca distanza dagli ultimi posti a sedere e poi percorse a piedi il tragitto da lì al palco. Anche lui si sarà riempito le scarpe di fango, ora che ci penso.
    Il pubblico fu molto disciplinato: invece di sporgersi in avanti per toccarlo, si alzò in piedi e lo applaudì a scena aperta. Lo facemmo perché avevamo capito il senso profondo di quella scelta: Battiato voleva esprimere vicinanza al suo pubblico non con un sorriso finto, non con un ringraziamento stereotipato, ma con il gesto simbolico di camminare in mezzo a noi. Ci commosse senza bisogno di dire una parola.
    Il terzo concerto fu il più bello in assoluto, perché lui nell’ ultima mezz’ora ci chiamò tutti sotto il palco e fece canzoni a richiesta finché non gli andò via la voce.
    Quella sera stessa capii che non l’avrei più visto in concerto, perché era meglio chiudere così, avevo già toccato l’apice. Cosa ne pensi della mia esperienza?

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