Generazione di fenomeni. 25 anni fa.

La palla era bianca, e pesava di più; c’era il cambio palla e non il libero. Il net era fallo, la battuta in salto float non esisteva e i battitori con i piedi a terra più di quelli in salto. Era il 1990, c’era Mimì fra i cartoni da vedere (sua cugina Mila -con Shiro- arriverà solo qualche anno dopo) ed io uno dei ragazzi che attendevano ogni domenica le immagini della Domenica Sportiva (di Sandro Ciotti…) per guardarsi un po’ del proprio sport preferito: in tre minuti, i risultati della giornata di campionato.

Per me e per molti, inizio tutto lì, proprio quella sera. Ero fra questi ragazzi anche esattamente 25 anni fa, quando le immagini finali dell’impresa andarono in diretta: l’Italia era campione del Mondo di Volley. Con orgoglio, “noi” ragazzi, potevamo dire che conoscevamo già quegli altri ragazzi, vestiti di bianco che avevano appena sconfitto la corazzata cubana di Joel Despaigne: Lucchetta, Zorzi, Cantagalli, Gardini, Bernardi, Tofoli. Erano campioni del mondo: una -vera- generazione di fenomeni che iniziava il suo percorso nella storia e nella gloria dello sport.
Quei ragazzi finirono sui giornali, e “noi” ragazzi acquistammo un pallone per giocare nel cortine, e un po’ onorare i loro gesti. Parlavamo dei primi tempi di Lucchetta, e dell’intelligenza tattica di Tofoli, delle teorie di Velasco (solo più tardi, di quanto quelle idee erano forti dentro al campo come fuori). Forse la loro gloria era un po’ anche la nostra. E di un po’ ci sentivamo persino parte.

Iniziò tutto quella sera. E il riverbero ancora ce lo portiamo -indiscutibilmente- dentro.

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