50 anni di eleganza.

Non di un poeta, ma di Marco Van Basten, ex calciatore.
Oggi compie 50 anni.
Quando calcava i campi da gioco, era il tempo in cui il voto del portiere, ogni domenica, era un laconico “S.V.”
Segnava indifferentemente di destro e sinistro; di testa, in acrobazia; da lontano o in area: con la grazia di un cigno, la velocità di una gazzella, la potenza di un puledro. Dal lassù, dal suo metro e novanta, a danzare – come diceva qualcuno – su una moneta; il pallone incollato al piede, le caviglie massacrate dagli stopper (in un tempo in cui c’erano; e ringhiavano dietro).
Il gioco di Van Basten era velocità, classe, eleganza. Eleganza infinita. Lo ricordo sempre con un grandissimo piacere: un periodo in cui, nella mia famiglia, guardare la Coppa Campioni, il mercoledì sera, era un rito, più che un episodio. E lui riusciva ad impreziosirli spesso: quando non segnava, i suoi dribbling e i suoi assist erano un piacere per gli occhi. Nei suoi, di occhi, a me sembrava di scorgere un velo di tristezza. Rotta solo dalla bellezza dei suoi gol.

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