La stazione di Zima. Scegliere di restare. O andare.

Il Prof, quando gli chiesero della candidatura a Nobel, citò questa canzone come la massima espressione della sua arte.
E’ una canzone che ascolto sempre con grande commozione.
Ma in verità è una canzone che non capisco. Che credo di non riuscire a cogliere appieno. C’è questo signore (con la s minuscola) che conversa con il Signore (con la s maiuscola). Il quale, il Signore stesso, gli dice (non è una richiesta, è quasi un vincolo) di non scendere. Non scendere a Zima, in questa stazione un po’ decadente (“c’è solo un vaso di gerani”), che rappresenta la fine dei giorni. Forse un Dio magnanimo, un Dio che racconta la Sua stessa magnificenza (“così grande”… forse la vita dopo la morte, le “milioni di stelle inutili”) che un uomo, che si definisce “solo un uomo”, decide di non ascoltare. Lui – l’uomo – decide di scendere.
E’ come se la pienezza dell’umanità avvenisse proprio a Zima. Nell’incontro con la morte. In questa “consistenza lieve delle foglie” che ci accomuna: nella consapevolezza (orgogliosa) della propria finitezza, che raggiungiamo “tenendoci per mano”. “L’importante è la mia vita finché sarà la mia”: oppure, o per estensione, la consistenza della vita sta nella capacità di accostarsi o allontanarsi da questo Dio (e da tutto quello che vediamo come un “Dio”). E di decidere diversamente, autonomamente, se se ne sente il bisogno. Forse questo bisogno è semplicemente “ciò che in quel momento riteniamo giusto”. Fino alla chiusa finale: io, uomo, ho deciso della mia vita, con gli strumenti che la mia imperfezione umana mi da. Non ho null’altro da chiedere a me stesso: adesso, Signore, vieni a prendermi, “quando ti va”. E sembra sottolineare, che questa scelta, di ogni scelta autonoma e fatta secondo coscienza, Dio non può che compiacersene, a sua volta.

Ma è una visione che non mi convince totalmente. Se qualche lettore volesse dire la sua farebbe cosa gradita🙂

  1. yerle

    Io credo, molto semplicemente, che sia la rivendicazione di una piena e autonoma “umanità” nei confronti di qualsiasi essere supremo “altro”.
    Non c’è ateismo razionale, non c’è nichilismo nelle parole di Vecchioni. Semplicemente la richiesta di un uomo di essere lasciato a vivere da uomo e, soprattutto, a morire da uomo. Senza la necessità che “dopo” ci sia qualcuno o qualcosa ad accoglierci.

    • Roberto

      io direi anche un Dio a “immagine e somiglianza dell’uomo”. con la sua pietà, la sua empatia. la sua capacità di ascoltare… e di sentire. e di lasciare andare. Grazie del tuo commento!

  2. nino

    Troppo facile restringere il senso di questa canzone. Ognuno metterà in primo piano la sua visione e le proprie paure, perché alla fine non siamo che foglie secche spazzate dal vento e ne abbiamo paura, terrore. Abbiamo bisogno terribile che qualcuno ci ami e ci consoli, ma questo mette dei seri problemi al nostro io che cerca soddisfazioni più legate al mordi e fuggi. Alla fine il personaggio non riesce a decidersi ma rimane fiducioso della comprensione del suo vero padre e amico pur non capendo il perché di tante cose attorno a sé.

    • Gabriele

      Ci vedo un uomo che non “sente” Dio. Un non credente che dimostra però grande disponibilità ad accogliere la divinità che vorrà rivelarsi, manifestarsi.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...