Una squadra fortissimi.

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“Roberto, ti faccio una proposta…”
E’ cominciata così, due anni fa, 25 luglio. Erano le dieci di sera.
“… ti va di ricominciare a giocare?”

Mi va. Forse venivo da qualche lettura a sfondo storico che risposi a Valerio: “Questa cosa mi mette una certa allegrezza”.
E’ cominciata così dunque, dopo un decennio, o forse più, che non toccavo pallone.
Che non seguivo più la pallavolo; che non mettevo piede in palestra; che avevo lasciato quel mondo.

Ho cominciato notevolmente sovrappeso, e – si – emozionato come un bambino. I tempi, gli odori, le regole. La palla. Un anno per riprendere confidenza con il campo.
Il primo, un campionato sottotono, decisamente.
Poi quest’anno: nuovo allenatore, nuovi atleti ad infoltire il gruppo. E molto cambia.
Non tutto. Perché il gruppo solido già si vedeva. La passione, la voglia per fare le cose bene. Avevamo solo bisogno di essere stimolati da qualcuno sulla stessa lunghezza d’onda. E di incanalare queste passioni tutte all’interno di un progetto: di un unico obiettivo.
So dare pochi giudizi sulla tecnica, ancora meno sulla tattica. Non posso dire che ci siamo allenati sempre al massimo. Ma ci siamo divertiti sempre a stare insieme, in un campionato lungo, pieno di alti e bassi, di una squadra matura, si direbbe esperta, in vero molto emotiva, caratteristica con cui abbiamo fatto sempre i conti. Siamo stai bravi a tirarci fuori dai guai. Nel periodo no della regular season dopo la sconfitta con Ascoli; dopo la sconfitta con Grottazzolina; e quella con Corridonia; dopo essere andati sotto 2 a 1 con Belvedere e quei 7 punti di rincorsa nel quarto set. Potevamo chiuderlo prima, forse. Ma è andata bene così.

Abbiamo continuato a stare insieme: e divertirci, due mesi in più a migliorarci; e poi non avremmo incontrato Mariano. E a me sembrano – solo questi – buoni motivo per apprezzare come è andata. Che il (possibile, possibilissimo) salire di categoria è solo una ciliegia sulla torta di una torta piena di cose belle. Sportive ed umane.
La delicatezza di Sauro, ad esempio; o la rigorosa passione di Juri; la crapa di Tega che si illumina con il sudore come i suoi sorrisi o l’ira agonistica di Roberto pari solo all’astuzia del suo gioco; o Marco “due-mani-di-platino” Scorpecci o Marco De Minicis che si sposa e pensa alla partita, mentre si squaglia in allenamento; o Mariano: che fuori dal campo sarà anche il Cucciolo di Biancaneve, ma dentro è il Tigrotto di Mompracem; o Loris, il commercialista assennato, che veste il cappello da “palleggiatore matto” proporzionalmente alla lunghezza dei suoi ricci. O di Fabio, il Charlie Chaplin di casa nostra, o di “sir-yellow-shoes” Gabriele. O la disponibilità e la vicinanza alla squadra di Valerio (che si è preso molti abbracci bagnati dopo ogni partita); o la forza e la bontà di Ettore (e mi rimangio il suo giudizio su di lui) o i silenzi di suo fratello Marco; o la tranquillità di Mirco (ho giocato nella mia prima vita pallavolistica con il fratello: si dividono la stessa tempra agonistica); o la serietà, l’amore per questa squadra e questo sport di Riccardo (in arrivo dalla fine del mondo); le stesse di Alesiano, disponibile alla fine anche a convocazioni che dall’inizio aveva escluso. O Dimitri, encomiabile nel salire sempre su quel pullman, o di Danilo: che dopo una settimana travagliata entra e, insieme a Mirco, svolta l’ultima partita, la più importante. Qualità umane che hanno fatto bene, al gruppo, al lavoro, al risultato. A me. Che -insomma- trovarmi bene in un gruppo non è certo cose da tutti i giorni.

In palestra è stata sempre una festa, con quindici, sedici, fino a diciotto atleti ad allenarsi. In diciotto, in palestra. Ad aspettare il proprio turno, o a non allenarsi affatto: è stato sufficiente essere con il gruppo, portare palloni, incitare i compagni. Primo Maggio compreso.
In diciotto in palestra, e in trenta a Lucrezia. Ultima partita della stagione; un secondo posto buono, buonissimo, per il ripescaggio. In trenta. Un po’ dentro il campo, gli altri in tribuna: l’ottavo uomo. Atleti, compagne, amici. Abbiamo festeggiato, in campo. Poi fuori, -nonostante l’oste turbato per l’ora- riempiendo la festa della festa di Mariano. Emozionato e felice come una bambino.
Quindi grazie. Grazie davvero a tutti. Grazie per le volte che mi avete sostenuto, o incitato. Per me è stato davvero prezioso. E grazie per l’impegno che ci avete messo, non solo in palestra ma anche nello stare insieme. E’ stato bello. Spero – con tutti il cuore – che sia solo l’inizio.

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