Fra Bobby e Bobbie: ovvero dell’amore dentro.

Era la quarta o la quinta traccia di quella musicassetta – che se la cerco bene da qualche parte la ritrovo anche. Forse la prima musicassetta in assoluto, non solo di Bruce. Prima Johnny Bye Bye, credo mai più ascoltata se non in acustico, poi Bobby Jean. Le musicassette: quando si srotolava il nastro stavi le mezz’ore a tentare di riavvolgerlo con la matita. E ti capitava – anche – che ti usciva rovinato.

Così, proprio lì, mentre Bruce parla della pioggia e della paura, la canzone soffriva una zoppia, un accartocciarsi lieve di un secondo, di parole e di musica. Avete presente? E, come da piccoli ci è caro quell’orsacchiotto a cui manca una zampa, o totalmente sgualcito, forse per il suo essere così imperfetto, così la mia Bobby Jean: con quel suo difetto, la aspettavo intimamente, con un’attenzione diversa, più profonda.

Due, tre, quattro… con l’auricolare (l’unico) nell’orecchio, e il volume appena alzato. Le braccia incrociate dietro la nuca; in genere al buio: la sola luce dei led che si proiettava sul cuscino, come una carezza. Gli occhi chiusi. E ti lasciavi entrare dentro le parole di Bruce… quello che aveva da raccontarti… Che allora non capivo, ne potevo. Immaginavo una storia d’amore fra lui è una ragazza bellissima, afferravo solo poche parole, e, forse con il riverbero del titolo della canzone precedente, immaginavo che si fossero lasciati. Per sempre. Per non lasciarsi mai. E non mi sbagliavo di molto…
La storia la sapete, io a quel tempo no: nel 1984 Steve Van Zandt, amico fraterno di Bruce e chitarrista della E Street Band, separa, per scelta professionale, le loro carriere. Continuerà a fare musica come solista.

Così la riascolti oggi: da solo, in macchina, con qualcuno, con una persona speciale; il tuo amico speciale, il tuo amore, al buio o sotto ad un palco: è sempre diverso, e sempre uguale… Se sei innamorato, se sei stato lasciato, se è finito un amore o ne sta nascendo un altro; con un fratello, con una persona che hai appena incrociato nella tua vita, con una che c’è da sempre… Bobby ha sempre qualcosa da raccontarti, da dirti… con quella sua storia delicata, senza tempo, aldilà del genere: ha da parlati dell’amore… della libertà di poterlo vivere, è quella sta bene sempre, in ogni relazione, in ogni rapporto proficuo.

Ti passano davanti le immagini – vividissime – del testo: è come un film, breve ed avvincente. Ti sembra di essere li. Ecco Bruce, nella sua maglietta azzurra senza maniche da sedicenne un po’ sfigato, andarsene in giro, gli stivali ai piedi e lo sguardo basso, con in testa il suo amico. Li vedi, insieme, a correre nella pioggia, felici e con i vestiti sgualciti e inzuppati. E una volta ancora su un palco, con le loro chitarre mezzo sgangherate, o sotto ad applaudire l’ultima band che li emoziona. Un po’ come facciamo anche noi, quando siamo sotto il suo, di palco.

Altri suoni, altre immagini… il loro comprendersi, il loro sentirsi (e forse esserlo) unici, che è anche un po’ il nostro… il loro mancarsi, il loro chiamarsi fratelli… Il dolore che si portano dentro e che nascondono nelle casse delle loro chitarre; di nota in nota, di verso in verso; dientro la musica di canzoni epiche. In un gioco – letale – a rimpiattino, di cui solo loro conoscono le regole. Li vedi? Una bandana, un paio di jeans, una tshirt bianca, la stringa di cuio della chitarra intorno alla spalla, puntellata come un tatuaggio. Più tardi – molto più tardi – un mandolino, una silhouette imbolsita, camicie arrotolate fino al gomito e sgargianti come tovaglie, delle fasce intorno ai polsi doloranti: ma sempre quel sorriso sgembo dell’uno, sornione dell’altro. Gatto Silvestro e Topo Gigio. Li vedete? Sono bellissimi. Sono l’amicizia, sono la condivisione… sono cio’ che ognuno di noi vuole essere per il suo amico: un fratello.

“Se mi stai ascoltando da quel treno, o da quel motel” questa è la tua canzone: ascoltala. La musica ci ha legato. Continuerà a farlo, senza dubbio. “Ciao amico mio, siamo stati bene insieme, ci siamo compresi, ed abbiamo condiviso tutto. Ora tu hai deciso di fare scelte diverse: le nostre strade si separano. Non voglio farti cambiare idea, se non dirti che già mi manchi. E dirti buona fortuna.”

E non bisognerebbe aggiungere nulla, ma proprio nulla, se non l’emozione che mi da ogni volta questo pensiero, queste immagini. Questo essere totalmente deboli nei confronti della libertà dell’altro.
All’inizio pensavo che ci doveva essere un errore: l’emozione che Bruce descrive circonda una amicizia, non un rapporto di coppia. Che si, non poteva parlare in quel modo ad un amico. Doveva – doveva per forza! – trattarsi di un amore finito e deluso. Poi ho conosciuto anche chi questa idea stramba l’ha resa reale, traslitterando Bobby in Bobbie, in una chiara traduzione femminile: la mia Giovanna. Bobbie, suona bene e dolcissimo; ed è un’intuizione assolutamente geniale: è il modo esatto per riassumere questa emozione profonda, senza sesso e senza genere. Un amore così: cristallino. L’amicizia e l’amore possono fluire continuamente come in vasi comunicanti. E che non sempre (o quasi mai…) è possibile tracciarne un confine, netto.

“Good luck, goodbye”, buona fortuna, buona strada. Il saluto dello scoutismo rappresenta benissimo l’idea. Buona strada, qualsiasi essa sia, qualsiasi sentiero, percorso, o tragitto deciderai di intraprendere. Non la mia stessa strada, nemmeno quella che decideramo insieme di battere, ma la tua propria. Diversa dalla mia, opposta o parallela, senza incontrasi mai, o quella che hai deciso di cambiare. Buona strada. Con la libertà che ti riconosco (non che ti lascio…), con la capacità che hai di sceglierla. Buona strada amico mio.

Bruce sembra dire questo. E nell’ultima strofa lo senti chiaramente questo grido accorato… “non per farti cambiare idea” (non posso, non potrei, e forse nemmeno voglio…) “solo per dirti già mi manchi, in bocca al lupo” e sembra un misto di tristezza, felicità, amore, gratitudine. E disperazione, che sta tutto nel sax… che arriva appena un attimo dopo.
Quel sax – di Big Man – che viene giù come un pianto dirotto. L’epilogo accorato, l’emozione tracima e si fa singhizzo e fremito… che non nega nessuna parola precedente, ma gli da forza… gli da sostanza: nella sofferenza. “Non vorrei che te ne andassi…” – le note sembrano portare un messaggio, l’ultimo; – “non vorrei mai… è stato un colpo duro… ma se è quello che hai scelto… io sono con te, anche questa volta, amico caro”.

Molto più tardi Bruce scriverà “Further On (Up the road)”: ci rivedremo, dirà, le nostre strade si incontreranno di nuovo. Prima o poi… Nel 1995 Bruce e Steve si ritrovano; riprenderanno ad incrociare le loro chitarre. A fare musica e viverla insieme, di nuovo. E non sarà “come è sempre stato”. Sarà diverso. Diverso, nella continuità di un rapporto unico e speciale. Vederli sul palco, insieme, lui al centro, l’altro alla sua sinistra è la rappresentazione dell’amicizia che non finisce. Io voglio dire… dell’amore che non finisce.

E’ possibile che il vostro, o la vostra, Bobby Jean invece voi l’abbiate perduto di vista, o per sempre. Che sia un amico, o l’amore della vostra vita: se potete, almeno fategli arrivare questa canzone. Se pensate che mai il vostro legame potrà finire, perchè mai nulla si scioglie dentro di noi, fate in modo che la ascolti. Sarà la testimonianza che lo portate sempre nel cuore. Come solo gli amori che sanno lasciare andare sanno fare. Per non lasciarsi più.


  1. Giò

    Il sito dice perentorio “lascia un commento”! E che commento vuoi fare, quando già Roberto ha detto tutto, ha recepito e interiorizzato e assimilato l’anima di Bruce dentro di sè, per poi tirarla fuori con la sua staordinaria capacità espressiva, e farne un regalo agli altri.? Che commento c’è da fare? Solo un grazie si può dire, un grazie immenso, per saper trovare, al posto nostro, le parole adatte e bellissime con cui condividere uno dei pezzi più belli sull’amicizia che mai siano stati scritti.
    Giò.

  2. lapennablu

    GRAZIE. Vorrei scriverlo in maniera più poetica di così ma ha ragione Giò, hai già trovato tu le parole migliori per descrivere il significato di “Bobby Jean”. Anche per me è uno dei pezzi più bellis che siano mai stati scritti sull’amicizia, e ti dirò, l’ambiguità tra Bobby e Bobbie – che sia voluta o no – ci sta bene. Molte amicizie (penso al “mio”, di Bobby) a volte sono ambigue così, ed è proprio questo che le rende così intense da non poterle dimenticare anche quando la vita ti porta in direzioni diverse. Grazie!

    • Roberto

      ciao pennablu, grazie a te per questo tuo commento🙂
      chi frequenta i luoghi di bruce sa bene che queste ambiguità (che poi diventano certezze, modelli…) sono cardini su cui elaborare e interpretare tutta la musica del capo. che la rendono unica forse proprio per questo: di darci un angolo nuovo di visuale per guardare la realtà.
      share water.

      ps – ma perché l’inverno ben 38 giorni per l’inverno. vanno bene pure meno😀

      • lapennablu

        ma sì dai, ho pensato di lasciare spazio alle feste, che un po’ di neve a Natale ci sta🙂 e a proposito di ambiguità, un’altra cosa che mi sono sempre domandata è se Terry di “Backstreets” fosse un maschio o una femmina…

      • Roberto

        se lo chiedono in molti🙂
        credo di aver sentito un aneddoto, una volta, in cui un fan glielo chiedeva. e lui: “è quello che vuoi tu…” l’essenza dell’arte: è come giunge hai nostro occhi, e alle nostre orecchie…

        buona giornata pennablu!

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  5. sherazade

    Il ‘mio’ autore, espressione moderna della musica post Dylan. The boss.
    Sai scrivere come un fiume che via via rotola veloce. Grazie.
    Sherabientot

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