L’uomo bianco, e l’uomo nero

Clarence Clemons

Glory Days, molo di Rimini. In cerchio intorno al palco, le braccia nell’onda, i piedi che battono il tempo, il corpo che balla.

Mentre fluisce la coda della canzone, eccone un’altra. Dalle tastiere, le note di Jungleland, inconfondibili. Due, tre, quattro battute, poi entra la voce… La voce che racconta di Magic Rat e della sua storia d’amore. Poi l’urlo del pubblico insieme al rullo della batteria. L’insegna della Exxon, e la musica va, le chitarre vanno, e i corpi si tendono, le braccia disegnano un arco ritmico verso il cielo.

Ma c’è nell’aria una sensazione nuova. un’attesa piccola, che scorre sotto la pelle, piccola e potente. L’uomo sulla sinistra del palco, cappello in testa, occhiali grandi, imbraccia il sax come fosse un bambino: le braccia incrociate sul petto, lo sguardo acuto. Beffardo. L’assolo di Jungleland. L’assolo di Clarence. Piccolo uomo bianco sfiatato, non ce la farai mai: non provarci nemmeno.

Ed ecco lo sguardo, ed ecco il sospiro, che se ne vanno… ed ecco il sax. Ecco la sua potenza… ecco la sua bellezza… Le note volteggiano in aria, ti entrano dentro, sembrano venire dal mare e al mare tornare… come l’onda e la risacca… non senti nessun male. Nessuna paura. Non c’e’ clarence. Ma e’ come se ci fosse. Chiudi gli occhi e puoi vedere le dita d’oro del gigante correre su quei tasti… e mentre le gote si gonfiano e si sgonfiano, l’applauso iniziale lascia il posto ad un silenzio religioso… In un attimo ti senti parte di qualcosa di bello e di grande. “Ciao Clarence… ciao. E grazie.” le emozioni ti fluiscono lungo la schiena, sulla pelle, negli occhi.

E mentre l’assolo si esaurisce – fino a non esaurirsi mai – ecco l’applauso, per l’uomo bianco e – insieme – per l’uomo nero… un applauso che non finisce, gli indici contro il soffitto, gli sguardi verso il cielo… la tastiera, delicatamente, ne tratteggia lo scroscio incessante… “ciao Clarence, ciao” e ti sembra che quell’applauso, quell’abbraccio infinito non finisca mai, non voglia finire mai…; quell’abbraccio corale che non abbiamo mai potuto dare, per magia, si fa vero… insieme a chi c’era e anche a chi no…

E quando la voce e le chitarre incendiano il finale… ti ritrovi a cantare dei due cuori, della camera da letto, e dei poeti… con il fiato mozzato… e con gli occhi umidi.

Ciao Clarence. E grazie. Grazie sempre.

Ah, l’uomo bianco, se lo conoscete: ringraziatelo per me.

Il video di Jungleland è qui:

  1. sonoqui

    Sfiorava i cuori, il sax di Clarence. Vbrava di passione e sentimento.
    Era un Grande e, spinta da Te, sono andata a riascoltarmi il suo sax in questo brano.
    Grazie
    Gina,

    • Roberto

      La sera di Rimini, che qui descrivo, è stata magia pura. Magia pura. Un’emozione fortissima che, ancora, il video mi regala.
      Buon giornata.
      Roberto

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