Norwegian Wood. Segui la lucciola…

Assomiglia ad un giorno come oggi: di inizio luglio, il cielo pumbleo, e un caldo lattiginoso. I vestiti si impregnano di sudore, e tutto si ricopre di una leggera patina di tristezza. E come in un giorno così, con il cielo grigio e basso, e un calore che ti affanna il respiro, così, si compie Norwegian Wood. E ti rimane, a premere sul petto, con quella suo potenza evocativa, e la sua prosa fluida, i suoi dialoghi rarefatti, i suoi personaggi sinceri.

E’ un libro che rimane nell’aria, dopo averlo chiuso, anche dopo qualche giorno. Il suo piccolo bagliore continua davanti agli occhi come quella lucciola. Ti sembra di averlo capito. Ma ti sfugge… e la sensazione e’ che bisogna sempre spingersi un po’ piu’ in la per entrarci dentro… E’ un libro di una delicatezza unica. Delicato si, ma non leggero. No, leggero non lo è affatto; ha una prosa a tratti rilassante, ma le storie dei protagonisti ti entrano dentro e provano a strizzarti il cuore. E’ come un grido soffocato: il terrore lo vedi negli occhi, non passa per la gola.

Poi c’e’ il dolore. Come un ronzio nelle orecchie, o un ago sotto le unghie: persistente e invisibile.

La figura di Midori ha dei tratti dolcissimi. E’ la sua forza, paradossalmente, ad essere dolce. La sua irruenza, la sua comicità, il suo essere femminile e maschile al tempo stesso, il suo modo vivo e vero di vivere la vita, senza infingimenti.

E poi c’e’ Watanabe, il protagonista, che, a tratti, sembra essere uscito dalla Metamorfosi di Kafka, tanto, gli capita, di ciondolarsi nel suo dolore, nel suo modo di cercare un posto caldo, e umido, dove rintanarsi. Ma è una figura splendida: vive le sue passioni, le sue pene, tutte per intero. E lo fa con dolcezza e profondità. E con fedeltà.

E poi Naoko. Dalla penna di Murakami non esce un personaggio: ma un acquerello, che ti sembra di poter osservare, di poter penetrare. L’autore disegna ogni sfaccettatura della sua personalità, degnissima nella sua malattia dolorosa e strisciante, che la corrode.

E poi ancora: Sturmtrupper, Reiko… un mondo di personaggi tutti di grande spessore. Anche quando sembra non averlo.

E poi c’e’ il sesso. Che e’ spesso evocato con l’amore, ma anche quando no, non è mai un totem indisponibile, mai un fine. Maneggiato con la sensibilità dei personaggi, e nella penna di Murakami, è un mezzo di contatto, profondissimo e inteso. Un mezzo di conoscenza, di sostegno, o di cum-passione. Ma non ha nulla di sacro, di intoccabile: la sacralità la aggiunge la comunione delle persone, le loro volontà, fino ai loro corpi.

Leggetelo, vi restera’, anche per questo, davanti agli occhi come una lucciola…

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